Acconti di novembre, l'inevitabile rinvio - Moda Artigiana

22 novembre 2013
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Acconti di novembre, l’inevitabile rinvio

Ci sarà più tempo per pagare gli acconti d’imposta. E questa sembra una necessità più che una buona notizia. Anzi, a dirla tutta, si tratta di una scelta ormai inevitabile che – come la Camera ha chiesto proprio ieri – andrebbe applicata anche ai pagamenti della seconda rata dell’Imu, in scadenza il 16 dicembre, ovvero a una manciata di giorni dalla definizione completa del quadro delle aliquote da utilizzare per i versamenti dell’imposta sugli immobili. Versamenti che – pure al netto delle prime abitazioni e delle altre tipologie che saranno escluse – interesseranno svariati milioni di proprietari di fabbricati e terreni.

Le proroghe – lo sappiamo – non piacciono a nessuno. E rappresentano in genere il terminale di un sistema in affanno. Ma quest’anno, lo si è detto molte volte, l’affanno fiscale sembra aver di gran lunga superato le già non brillantissime performance del passato. Basta guardare allo scenario complessivo, per cogliere che di motivi per stare sereni sul fronte degli adempimenti fiscali se ne vendono davvero ben pochi.
Per gli acconti delle imposte sui redditi, a esempio, i contribuenti e gli operatoti non hanno ancora certezze sulle misure dell’anticipo. Oggi siamo al 100 e al 101% – rispettivamente per Irpef e Ires, con annessa Irap, ma il rischio che le percentuali siano destinate a cambiare non è così remoto.

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Portafogli in pitone- interno in vitello nero, patta portatessera € 115,00

Potrebbe, infatti, scattare la clausola di salvaguardia prevista dal decreto legge che ha soppresso la prima rata dell’Imu sulle abitazioni principali. Quella norma stabilisce che nel caso in cui le risorse indicate risultassero insufficienti si dovrebbe trovare la copertura necessaria proprio nell’aumento dell’acconto Ires e Irap per le imprese (l’acconto Irpef non dovrebbe subire invece subire variazioni). Non sappiamo con certezza se ciò avverrà (e questo è già un problema): ma l’eventualità che sul filo di lana le percentuali vengano modificate non è solo una fantasia.
Il rischio di aumento è invece già una (quasi) certezza per banche e assicurazioni: il decreto che dovrà abolire anche la seconda rata Imu per le prime case, troverà una parte di risorse proprio dall’aumento degli anticipi previsti per istituti di credito e compagnie assicurative (vicino al 130%).

A rendere il tutto ancor più complesso, c’è poi il fatto che il decreto legge che definirà sia questi “dettagli” (si fa per dire) sia la nuova data della scadenza per i pagamenti (il presidente del Consiglio Enrico Letta, ieri, ha parlato del 10 dicembre, ma fosse sarebbe più realistico puntare direttamente sul 16), non arriverà prima di martedì. Nella migliore delle ipotesi, il Dl andrà in Gazzetta il 26 o il 27 novembre, cioè a pochissimi giorni dal termine attuale, quando alcuni contribuenti potrebbero aver già provveduto al pagamento e saranno costretti al ricalcolo degli importi e a un nuovo adempimento.
Il capitolo Imu non vive giorni migliori. Martedì – dopo il rinvio di oggi – il decreto legge del governo dovrebbe chiarire chi sarà escluso dalla seconda rata. Ma, come accennato, la complicazione regna sovrana per tutti quelli (e sono tanti) che alla cassa ci dovranno comunque andare: seconde case, immobili delle imprese, negozi, uffici e molti altri. Avranno cinque-sei giorni per fare calcoli e versamenti. Difficile non considerare plausibile un rinvio anche di questo termine.

22net 220x165Insomma, esasperare il clima serve a poco, ma la confusione totale di questa fase è davvero sotto gli occhi di tutti. E sappiamo come proprio la confusione sia una delle principali cause di quel malessere di operatori e imprese del quale parliamo da alcuni giorni. di Salvatore Padula – fonte:ilsole24ore.com

 


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