Altagamma: «Il made in Italy è sinonimo del lusso» - Moda Artigiana

30 gennaio 2014
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Altagamma: «Il made in Italy è sinonimo del lusso»

Un mercato in forte espansione, che cresce a tassi più elevati dell’economia nel suo complesso (+6% a cambi correnti nel 2013), dei consumi e dell’export. Parliamo del lusso, che riflette le disuguaglianze crescenti nel nostro Paese, e non solo, per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza, ma che rappresenta allo stesso tempo un volano per il settore manifatturiero e per l’immagine dell’Italia nel mondo.

Nel 2013 le vendite globali di beni di lusso hanno raggiunto una cifra che – a seconda delle stime – varia da 217 miliardi di euro (dati Bain-Fondazione Altagamma) a 230 (dati Boston Consulting Group) e che nello scorso anno ha coinvolto 380 milioni di consumatori, un numero destinato a salire, da qui al 2020, a 440 milioni, considerando sia la nicchia che spende di più (30mila euro all’anno), sia quella che spende almeno 2mila euro, i cui acquisti vengono definiti aspirazionali. moda
Il dato positivo più interessante tra i molti presentati ieri dalle ricerche condotte in collaborazione con Fondazione Altagamma da Boston Consulting Group (Bcg) ed Exane Bnp Paribas riguarda però la percezione del made in Italy, come ha spiegato Antonio Achille, partner and managing director di Bcg a Milano, parlando dello studio “True Luxury Global Consumer Insight”. «Il made in, di cui spesso si discute anche in sede europea, è un asset irrinunciabile per i clienti globali del lusso. La provenienza dei prodotti è un aspetto fondamentale per l’80% dei consumatori, che dichiara di verificare l’origine dei prodotti acquistati, soprattutto nei Paesi emergenti, che sappiamo essere i mercati più interessanti per le aziende italiane. In tutte le categorie del lusso personale – ha sottolineato Achille – il made in Italy è in testa alle classifiche di preferenza, un dato tre volte superiore rispetto al made in France. Fanno eccezione gli orologi, dove la Svizzera rimane il Paese di riferimento, ma non è un risultato che sorprenda, ognuno ha la sua specializzazione».

Andrea Illy, presidente di Fondazione Altagamma, ha sottolineato come l’industria del lusso affondi le sue radici e sia parte di quella miniera italiana che è l’industria della creatività, un punto fermo per un Paese, il nostro, ancora bloccato dalla crisi economica: «Secondo i dati elaborati con Cresv sul 2013, l’impatto complessivo (occupazione diretta e indiretta) dei segmenti di alta gamma risulta di 491mila addetti, pari al 2,14% del totale dell’occupazione e l’occupazione diretta generata dalle “alte gamme” è di circa 174 mila unità. L’export – ha aggiunto Illy – è di circa 23 miliardi, pari a circa il 5% del totale italiano. Le produzioni di alta gamma, pur contando per solo il 13% in termini di quota di mercato, hanno generato circa il 17% degli introiti fiscali dei settori derivanti da tassazione societaria. Non basta ancora: il settore risulta avere una maggiore incidenza delle imposte sul fatturato (2,85%) rispetto alla rimanente parte delle filiere (1,42%) e un più elevato livello di contribuzione media annuale (1,8 milioni) rispetto alla rimanente parte delle filiere (40mila euro). Last but not least, in Italia l’industria della creatività assume di più e investe di più della media, grazie al traino dell’export: per questo – ha concluso Illy – avevamo incoraggiato il Governo Monti, e abbiamo fatto lo stesso col Governo Letta, a sostenere le aziende che che vanno all’estero».

modaCruciali restano ovviamente gli acquisti fatti in Italia da turisti stranieri, in particolare a Milano: «La città è al secondo posto dopo Parigi e resta davanti a Londra, New York e Hong Kong come destinazione preferita per i clienti del lusso globe trotter, in particolare russi e asiatici – ha spiegato Antonio Achille –. Ma Milano non deve dormire sugli allori, perché le destinazioni emergenti sono Singapore, Mosca e Macau». di Giulia Crivelli – fonte:ilsole24ore


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