Concorso Its 2014, incubatore di creatività e hi-tech, nessun finalista italiano - Moda Artigiana

10 maggio 2014
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Concorso Its 2014, incubatore di creatività e hi-tech, nessun finalista italiano

Milleduecento progetti provenienti da ottanta nazioni, analizzati nel corso di una sessione di preselezione lunga quattro giorni: nasce così la rosa dei quaranta finalisti – dieci per ogni area: Fashion, Accessories, Jewellery, Artwork – che il prossimo luglio, a Trieste, si contenderanno la scena, i cospicui premi, ma soprattutto l’occasione di visibilità – chance notevole, nello scenario sovraffollato della moda contemporanea – all’edizione 2014 di Its – International Talent Support, il pionieristico contest multiculturale per creativi senza briglie inventato tredici anni fa da Barbara Franchin e sostenuto da Otb e Ykk.

Chi scrive, come membro della giuria, può testimoniare la ricchezza e varietà dei progetti presentati, tutti di un professionismo sorprendente, se si considera la giovane età dei partecipanti. Il nuovo Its nasce sotto il segno della svolta: le collezioni prescelte, sottili e cerebrali, sono infatti ben distanti dal pathos estremo che in passato ha costituito la sigla della manifestazione. Chi cerca innovazione non sarà deluso, ma abiti e accessori richiedono a questo giro una esplorazione ravvicinata: per carpire la sottigliezza del taglio, il gioco delle texture, le intricatezze sottopelle.

Questa è una generazione di creativi che mostra dimestichezza con le tendenze conclamate della moda più che con la storia o l’ignoto: dall’overdose di stampe alla sessualità fluida, nessuno sembra scostarsi dallo status quo. Il report derivato dall’analisi dei portfolio evidenzia comunque una interessante dicotomia: da un lato sono creazioni pensate per soddisfare solo l’occhio, flash bidimensionali buoni per il like di Instagram, dall’altro, in contrasto simmetrico, una esplosione di volumi, e la fregola di ridisegnare il corpo, rendendolo plastico, ultraumano. A sigillare il tutto, un fiume di bianco chirurgico, di metallo e volti coperti: nell’epoca del virtuale, l’identità, anche fisica, si fa manipolabile ad libitum. Adesso, non resta che aspettare l’11 luglio.

Con un solo cruccio: l’assenza di finalisti italiani. Non per partito preso – i portfolio sono stati valutati anonimamente – ma per la mancanza di progetti all’altezza. È ora che nel Bel Paese le scuole alzino il tiro sulla creatività. fonte:ilsole24ore

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