Il made in Italy passa per il rilancio dei mestieri d'arte - Moda Artigiana

17 novembre 2013
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Il made in Italy passa per il rilancio dei mestieri d’arte

La moda? Un mix di stilisti, a volte un po’ capricciosi, top mode, fotografi e passerelle. Ma, dietro di loro, c’è un mondo di competenze che – suddiviso tra tessile, confezione, accessori, lavorazioni certosine – sconfina in un territorio culturale. Perché i mestieri “nascosti” dietro al fashion system sono unici al mondo e contribuiscono alla realizzazione di un prodotto che fa sognare i consumatori di tutto il mondo.

Del tema si è parlato al Circolo della stampa di Milano durante la presentazione di “Artefici di bellezza. Mestieri d’arte nella moda italiana”, una nuova indagine commissionata dalla Fondazione Cologni dei mestieri d’arte, dal centro di ricerca Arti e mestieri dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con Modacult. Il libro «mira a ridare dignità a un’arte – ha detto Franco Cologni, presidente della Fondazione eponima – che ruota attorno alla qualità, l’asset sul quale si gioca la credibilità della moda italiana e che significa perfetta fattura, ispirazione e innovazione».

moda italiana artigiana«Il bello e ben fatto made in Italy – ha aggiunto Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda italiana – è un plus che attrae i consumatori esteri e in questo periodo, nonostante la crisi, ci sono mestieri, come i modellisti, la cui domanda supera l’offerta». Concorda Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro e allo Sviluppo economico del Comune di Milano (con delega alla moda): «Serve uno scatto d’orgoglio da parte della città per “spendere” meglio il valore della filiera. A tal fine stiamo costruendo per il 2014 un “palinsesto” per testimoniare tutto quello che Milano offre in un anno su moda e design dal punto di vista culturale e produttivo. Con l’auspicio che ciò sia utile pure per attirare i giovani verso le professioni dell’alto artigianato, anche abbinato alle nuove tecnologie: basti pensare alle opportunità della stampa in 3D».

Tre i curatori del volume (Marsilio Editori): Alberto Cavalli, Paolo Colombo ed Emanuela Mora. «L’indagine – ha puntualizzato Colombo – ha rivelato un giacimento storiografico finora trascurato, che testimonia come non sia affatto vero che la produzione di qualità stia scomparendo di fronte alla produzione di serie».
Per Mora «serve una maggiore consapevolezza culturale dei mestieri d’arte, dai piumettisti ai tintori, da chi plisetta a chi ricama, ai quali è indispensabile dare più visibilità, includendo tra essi quello che definiamo lo slow fashion, cioè tutto il su misura che si interfaccia direttamente con il cliente finale, dalla sartoria maschile alle calzature».FORTE LOGO 1 copia

Non ultimo, il nodo dell’avvio dei giovani a questo genere di lavori: «In Italia – ha concluso Cavalli – si realizzano manufatti impossibili da fare altrove, ma spesso ai ragazzi manca lo spessore culturale per comprendere il valore eccellente di questi mestieri». di Paola Bottelli –  fonte:ilsole24ore.com


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