Il soprabito ha l’eleganza del cigno, tornano di moda i mantelli retrò - Moda Artigiana

5 maggio 2014
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Il soprabito ha l’eleganza del cigno, tornano di moda i mantelli retrò

Capi da portare sempre con disinvoltura, mischiati a pezzi basici come jeans e maglietta o abiti dal taglio minimalista
Tornano di moda i mantelli retrò ispirati a quel gruppo chic di americane che Capote chiamava ”the swans”
 Hanno un’aura glamour i soprabiti più gettonati della stagione. Sono un misto di souvenir declinati nei tagli della sartoria. Assomigliano un po’ ai kimoni che le signore, intossicate di giapponesismo, sfoggiavano, negli Anni 20 e 30, ai garden party sugli abiti in musseline. Ma anche ai modelli a sacchetto genere Balenciaga dei 50, in broccato, con stampe floreali o in faille di seta unito, dai colori accesi, passe partout di dive hollywoodiane e lady del jet-set ai cocktail. Senza contare le versioni dei 60, geometriche e strutturate, sulla falsa riga di Courrèges o Cardin.

Quanto vive un capo d’abbigliamento? Si dice sei mesi, se è alla moda. Due anni, se si tratta di una maglietta casual. Qualche anno, se è un investimento azzeccato. Decenni, inabissandosi e riaffiorando, se sa parlarci di un bel ricordo, di una star che ci piace. Come questo tipo di soprabito che era scomparso – perchè innegabilmente troppo elegante – e ora riappare in tutta la sua bellezza, favorito dall’onda vintage, fonte d’ispirazione per molti stilisti.

MODA ITALIANA

Il par-dessus, come lo chiamano i francesi, da solo «veste». E’ un complice prezioso, soprattutto per chi ha qualche chilo in più o non sa che cosa mettere a feste in terrazzo, battesimi, comunioni, vernissage… Consente di non toglierlo, come il robe manteau. Tutto sta a portarlo con disinvoltura, abbinandolo a pezzi basici e sportivi come i jeans e la T-shirt, o a un abito essenziale. Lasciandogli, quindi, sempre un ruolo da protagonista. Non bisogna dimenticare, infatti, che gran parte del suo fascino lo deve a grandi icone di stile che sapevano sublimarlo con la compostezza e il savoir faire che si riserva a un indumento importante. Annullare l’effetto retrò sarebbe un vero peccato. Pur mixandolo con nonchalance a capi attuali è consigliabile scippare qualche tocco rarefatto dalle inossidabili Jackie Kennedy, Grace Kelly e Ingrid Bergman, che ne facevano largo uso. Ma anche dalle elegantissime signore meno note del passato. Come ad esempio quel gruppetto di muse in auge tra i ’40 e i ’60, esponenti della brillante e giovane società americana, sempre in testa alla hit parade delle meglio vestite del globo. Truman Capote le chiamava the «swans», i cigni. E non solo per via dell’aristocratico collo lungo, quanto per lo charme e il gusto ricercato che possedevano anche nel saper ricevere.

Donne come Babe Paley, moglie del fondatore della Cbs, che aveva mutuato il vezzo di annodare il foulard alla borsa (subito copiato da tutte) e sposava con classe innata alto e basso. Rendeva irresistibile uno spolverino da poco prezzo appuntando sul bavero una spilla di Fulco di Verdura; smitizzava una giacca di Chanel con una maglietta a collo alto. Non si è mai tinta i capelli, li portava morbidi e brizzolati sulle tempie. Maniaca della perfezione, aveva pianificato 20 anni prima il suo funerale con la variante di due menù, a seconda della stagione dell’eventuale decesso. «Non notavi quel che indossava, bensì la freschezza dell’insieme, il trucco accurato, i modi squisiti», diceva di lei Bill Blass. Oggi i suoi soprabiti pastello rivivono sulle ragazze, sia sugli abiti sottoveste, sia con jeans a sigaretta, polo e un paio di sneaker Stan Smith.

Mentre quelli stampati, che piacevano tanto all’audace Gloria Guinness, si accostano a ballerine o alti sandali a fascia e tubini neri dalle linee semplici. Gloria – di umili origini messicane, mai dimenticate nemmeno dopo il matrimonio con il banchiere Loe Guinness – era già una fan del minimal 60 anni fa (tenuta prediletta: cardigan e gonna black) che stemperava con pennellate personalissime: sciarpe di chiffon colorate, maquillage marcato sulle sopracciglia, a sottolineare il suo profilo da Nefertiti, bluse a motivi geometrici portate fuori dai pantaloni. E poi bottoni-gioiello strepitosi. Si racconta addirittura che fosse lei a consigliare come sceglierli a Balenciaga, quando era consulente di Harper’s Bazaar.

modaDa maneggiare con cura le versioni soprabito a kimono. Per evitare l’effetto buddha vanno riequilibrate nelle proporzioni. Con abiti uniti che seguono le forme del corpo e scarpe con tacchi a stiletto; oppure con calzoni fluidi, camicia di nappa, tre fili di perle e mocassini. Alla maniera di Nancy Gross (detta Slim Keith), che ispirò ampiamente Lauren Bacall. La moglie del regista Howard Hawks, antesignana dello stile wasp, biondissima e sempre in coda di cavallo, era imbattibile a unire pezzi couture a capi atletici che la rendevano sexy e accessibile. Insomma, tutto sta a giocare sugli opposti ripescando le buone maniere con un pizzico di humor. fonte:lastampa


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