OpenWear, nasce lo stile partecipato - Moda Artigiana

27 gennaio 2014
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OpenWear, nasce lo stile partecipato

Il progetto internazionale che mette in rete bozzetti e disegni con  L’OBIETTIVO DI DARE VITA A UNA “COMMUNITY” DI LAVORATORI E PICCOLI IMPRENDITORI

Un modello di Open Wear, il progetto che prende il nome dalla piattaforma
della Ue dedicata ai giovani stilisti, grazie alla quale tutti possono rivedere e correggere i disegni messi in comune

 La parola d’ordine è collaborare. Anche nella moda. Designer, giovani stilisti, sarti, costumisti che si incontrano condividendo la propria creatività e conoscenze. Il risultato è una collezione partecipata, dove ognuno dà il suo contributo.
moda

 Non solo. Bozzetti e cartamodelli sono pubblici e liberi da diritti d’autore. Ciò significa che tutti possono accedervi, modificarli e mettere poi in Rete i disegni riveduti e corretti. Moda collaborativa, appunto. O, meglio, OpenWear, come la piattaforma che dà il nome all’iniziativa.

Un progetto internazionale, finanziato dall’Unione Europea, nato nel 2010. «L’idea è quella di non puntare soltanto al profitto, ma di creare valore in modo diverso. Attraverso lo scambio di esperienze di chi partecipa», spiega Zoe Romano, una degli ideatori. Obiettivo: dar vita a una community di lavoratori e piccoli imprenditori della moda che offra loro nuovi contatti, opportunità di collaborazione, soluzioni condivise che li aiutino a ridurre i costi e, ancora, a promuovere le proprie creazioni.

«Un modo – prosegue Romano – per mettere in luce le capacità di chi lavora per conto proprio. Realtà lontane dai grandi brand ma fortemente innovative. Spesso si tratta di produzioni eco-sostenibili, realizzate localmente attraverso una filiera cortissima».

Il progetto ha già portato alla nascita di una prima collezione. Nome: «Forward to Basics». Punto di partenza erano i grandi capi tradizionali: camicie da uomo, jeans, gonnelloni svasati, magliette. Colori? Classici, anche quelli. modaBianco, nero, con le eccezioni dell’azzurro, del verde e del viola. Tutto, ovviamente, si può ritoccare in base al proprio stile. E Burda e tutte quelle riviste che da decenni insegnano a realizzare maglie e vestiti fatti in casa? Anche quella è moda collaborativa.

«Ma i nostri cartamodelli sono tutti abiti studiati. Progettati. Capi di design. Non bozzetti che seguono le linee standard. La differenza è tutta qui».  fonte:lastampa


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