Un mare di costumi retrò - Moda Artigiana

15 giugno 2014
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Un mare di costumi retrò

Bikini con slip a vita alta da pin up Olimpionici Anni 20 e tanti colori accesi

Tuffiamoci nell’esplosivo bikini. Ma per restare sulla cresta dell’onda non rinneghiamo l’intero (che quest’anno monta come la panna nelle richieste delle consumatrici). E’ pace fatta tra i due modelli di costumi. Ormai si amano e vanno in tandem in spiaggia, barca, piscina. Il primo, è perfetto per prendere il sole (scoprirsi un po’, anche se si è un po’ «briochée», come dicono affettuosamente i francesi, è concesso). Il secondo, consente di fataleggiare, scatena la creatività degli stilisti, sempre più impegnati a intrecciare bretelline, giocare con tagli e squarci, drappeggiare tessuti, inabissare scollature.  

 Inutile dire che l’intero rende chic anche una modesta nuotata a rana. E che un modello di sapore vintage regala una bella dose di classe. Quindi perchè non approfittarne?  pitone marro bruciato

Il tanga, ormai, è scomparso dalla faccia della terra. Le sgambature esagerate sono viste come il fumo negli occhi; per non parlare dei glutei en plein air. Fra un mare di scarti volgari si fanno largo a grandi bracciate i due pezzi del 2014. ll reggiseno preferito è a fascia, leggermente imbottito o a triangolo (riservato alle più secche, da rendere provocante con collane di murrine infilate nel decolleté, come suggerisce Emamò). Gli slip più trendy, ampiamente declinati da Yamamay, sono a vita alta, da pin up. Modellano pancia e vita (e si possono abbassare di qualche centimetro per rosolarsi al sole).Seguono quelli con nodini, laccetti o piccoli volant che simulano la «jupe culotte» di antiche reminiscenze.

I nuovi modelli a tutto splash sono sexy senza strafare. Guardano alle Miss Anni ‘50 – tipo Lucia Bosè: prima italiana a sfoggiare il bikini. Lanciato nel 1946 dal sarto francese Louis Reard lo battezzò con il nome dell’atollo nelle Isole Marshall, dove si facevano i test nucleari). Strizzano l’occhio alla lingerie delle dive quelli di Fisico – con tanto di ferretto. Ricordano i costumi della Loren e della Lollo – fasciate da drappeggi alla Esther Williams gli interi di Mantoux. Un genere che si adatta anche alle più androgine, come dimostra Kristina Ti, con le sue pudiche versioni «effetto body» che hanno il pregio di rendere femminili anche i fisici più spigolosi grazie all’aggiunta di camisole nuvola fermate sotto il seno.

Il corpo ha il suo grande momento ma il motto è: copriamoci e saremo più sexy. E poi cediamo al colore, alle fantasie floreali di sapore brasilian, in omaggio ai Mondiali. Ma anche a quelle ispirate ai giardini inglesi (vedi Andres Sarda). Sarà un’estate «flushy», in spiaggia esploderanno tinte forti. Arancio, cobalto, giallo, viola, rosa, rosso. Su quei pochi centimetri di tessuto succede di tutto. Ma ci sono anche costumi bianchi tipo quello di Ursula Andress in «Licenza di uccidere», rielaborati con stecche flessibili da la Perla Graphic modaCouture. Quelli neri regalano un’aria misteriosa; il verde e il bluette sono i preferiti dalle sportivissime. Li crea guardando lo stile Anni 30 Rick Owens. Prodigo di olimpionici con spalline larghe incrociate sulla schiena – come quelli usati dalle nuotatrici alle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928 – e scolli perfetti che non rivelano un grammo di ciccia. Trucchi strategici messi a punto dallo stilista americano e da sua moglie Michèle Lamy (sulfurea icona darkish, classe 1944). La versione atletica super femminile, alla Zelda Fitzgerald, arriva invece da Eres, ispirato da Suzanne Lenglen e Lee Miller in un «Dejeuner sur l’erbe» fotografato da Man Ray. fonte:lastampa

 


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