Vitale Barberis Canonico“Da Mick Jagger ai giovani l’abito sartoriale è per tutti” - Moda Artigiana

16 settembre 2014
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Vitale Barberis Canonico“Da Mick Jagger ai giovani l’abito sartoriale è per tutti”

Il direttore creativo puntiamo su idee e innovazione, ma per non disperdere la nostra storia abbiamo creato un archivio digitale

Una lunga storia che poche aziende possono permettersi. Che affonda le radici nel Seicento in un piccolo paese, Pratrivero. Protagoniste, e non poteva essere diverso, sono la stoffa, quella che si tocca, si stropiccia, s’indossa. E la lana, che si trasforma in abito esclusivo simbolo di eleganza senza tempo e di lusso discreto. Tutto questo è Vitale Barberis Canonico, lanificio fra i più antichi del distretto biellese, ai piedi delle Alpi. 

 Quanto pesa in valore aggiunto una storia come questa?  

«Sicuramente avere oltre 350 anni e dodici generazioni alle spalle è una grande responsabilità – spiega il direttore creativo Francesco Barberis Canonico -. Noi cerchiamo, però, di prenderla con un approccio leggero. Quando abbiamo fatto l’ultimo ritratto di famiglia, abbiamo voluto fra noi la foto di nonno Vitale a “vegliare” sul nostro lavoro. Ma abbiamo anche deciso di aprire le celebrazioni del nostro anniversario con un evento a Pitti che parlava della contaminazione tra storia della musica e del costume. Cosa c’è di meglio di un’icona come Mick Jagger vestito con un abito sartoriale per ricordare a tutti che tre secoli possono essere vissuti strizzando l’occhio al futuro e ai giovani!?»

Per questo avete creato un archivio?  barberis

«Sì, affinché la tradizione non si disperda. Tre secoli sono un importante bagaglio di storia e cultura tessile da tramandare alle generazioni future. Sfogliando gli oltre 2.000 volumi abbiamo scoperto per esempio che il guardaroba maschile aveva un respiro molto più ampio, e che i gentiluomini per le strade di Londra o Parigi indossavano orgogliosamente paletot fantasia con colori sgargianti anche in occasioni formali. Stiamo procedendo alla completa digitalizzazione dei materiali che potranno così essere consultabili, oltre che dagli oltre mille clienti sparsi nel mondo, dagli stilisti emergenti, da appassionati e addetti ai lavori».

Di questa lunga storia sono parte integrante anche i vostri dipendenti ? 

«Il tessuto più importante è fatto da loro. Nella nostra azienda c’è un grande senso di appartenenza: spesso i nonni di chi lavora qui oggi al mio fianco lavoravano con il nonno Vitale, i padri con mio padre. Da qualche anno a questa parte abbiamo creato un house-organ nel quale raccontiamo le storie dei nostri ex-dipendenti; ogni 5 anni organizziamo una cena di gala per festeggiare i traguardi dell’azienda, invitando addetti di oggi e di ieri. E c’è una borsa di studio per i ragazzi più meritevoli».

Quali sono i valori che trasferite nei vostri tessuti?  

«Tra i valori cardine della nostra attività ci sono innanzitutto italianità, sartorialità, famiglia e sostenibilità. Poi tanta passione, l’orgoglio. Perchè quei tessuti che sono in tutti negozi del mondo, sono il nostro specchio».

Usate la lana più fine al mondo, un filo lungo 201 mila chilometri per un solo chilogrammo di stoffa. Come siete arrivati a questo traguardo?

«Lo abbiamo raggiunto con il Grand Cru 1663, un’esclusiva per Berluti, maison francese parte di Lvhm. É stato il risultato di un lavoro di squadra tra tecnici e stilisti, connubio imprescindibile per raggiungere l’eccellenza.Siamo partiti dalla selezione delle migliori lane al mondo».

Per essere sul mercato cosa occorre oggi ?  

«Creatività e innovazione, ma anche attenzione alle nuove tendenze. Non a caso siamo su Facebook con 14 mila “likes” che, per un lanificio, non è poco se si pensa che un prodotto come il nostro potrebbe non essere considerato per i giovani».

Cosa vuol dire innovazione?  

«“L’innovazione non è una rivoluzione” dice mio zio Alberto ogni volta che gli fanno notare quanto i processi produttivi siano stati automatizzati all’interno dell’azienda. L’innovazione è un approccio alla novità che spinge a cercare soluzioni per crescere in qualità, aumentare la sicurezza e per migliorare le condizioni di lavoro all’interno dell’azienda. Oggi con i robot di ultima generazione che comunicano direttamente con le macchine, gli operatori non devono più spostare pesi. L’innovazione è continua non ti puoi fermare ed è ciò che consente di essere competitivi e di crescere: negli ultimi 3 anni abbiamo assunto più di 50 addetti a tempo indeterminato».

Quante linee vengono preparate a ogni stagione?  

«Ogni anno presentiamo due collezioni di tessuti, per un totale di quasi 4.500 diverse varianti. La nostra anima è nel classico, nella fibra naturale. Le stoffe di oggi, come le spade giapponesi, non possono essere migliorate ancora di più. I tempi però cambiano e l’uomo d’oggi lavora, viaggia, ama vestirsi con stile ma chiede anche tessuti con performance sempre più elevate. I nostri tecnici e i nostri designer hanno creato per esempio una nuova linea, «Earth, wind & fire», caratterizzata da drappi funzionali, dove l’eccellenza delle materie prime convive in equilibrio perfetto con comfort, performance e tecnologia.

Parliamo di mercati…  

«Siamo l’azienda tessile con la distribuzione più capillare. Le nostre stoffe si trovano nei negozi di oltre 90 Paesi, dalla più tradizionale Europa, fino a Paesi più lontani come Cina, Iran e perché no, anche a Katmandu e in Togo. I principali mercati sono: Italia, Giappone, Usa, Cina, Francia, Germania, Uk».

Come chiuderete il 2014?  

«Abbiamo chiuso il 2013 con un aumento del fatturato del 4% e rispetto alla collezione estiva precedente, quella 2014 sta registrando un +14%. Risultati che ci fanno guardare al futuro con ottimismo. Il 2013 e il 2014 sono stati anni molto importanti dal punto di vista dei progetti di comunicazione. Il grande galà per i 350 anni e poi la mostra itinerante “The Fabric.” che racconta Vitale Barberis Canonico come interprete dell’uomo contemporaneo attraverso gli scatti di Fredi Marcarini. Abbiamo inaugurato durante la design week di Milano, a novembre: saremo a Londra (dove presenteremo anche un catalogo edito da Skira con il commento di Bruce Boyer, una delle penne più importanti al mondo di stile maschile) e poi a Parigi. Un modo per far vivere al cliente finale un’esperienza multisensoriale in cui il protagonista è il tessuto. Per molti secoli questo è stato visto come una materia prima senza troppa importanza. Negli ultimi anni invece, sulla scia di ciò che sta accadendo per l’enogastronomia, i consumatori sono più attenti. Oggi, chi si veste in sartoria vuole saperne sempre di più su ciò che indossa. Concentrarsi anche sul marketing e sulla comunicazione è importante e per noi, la sfida è “rendere visibile l’invisibile”, vale a dire l’importanza del tessuto all’interno del mondo della moda. E noi abbiamo una lunga storia da raccontare». fonte:lastampa

 


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